A quasi ottant'anni dall'ultima grande retrospettiva a lui dedicata – l'esposizione storica del 1950 tra Vercelli e Siena – il pittore Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma (Vercelli, 1477 – Siena, 1549) torna al centro di una grande mostra italiana. La Fondazione Accorsi-Ometto di Torino ospita dal 31 marzo al 6 settembre 2026 la rassegna Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma. Alla conquista del Rinascimento, un'esposizione che riporta sotto i riflettori uno degli interpreti più originali e – almeno fuori dal territorio toscano-senese – meno celebrati del Rinascimento italiano.
L'esposizione è curata da Serena D'Italia, Luca Mana e Vittorio Natale, con un comitato scientifico composto da Roberto Bartalini, Francesco Frangi ed Edoardo Villata. Riunisce oltre cinquanta opere, alcune delle quali inedite o mai esposte prima, provenienti da prestigiose collezioni private e istituzioni pubbliche italiane e internazionali.
Sodoma: dal Piemonte al Senese, fino a Roma
Per chi non lo conoscesse, una rapida coordinata. Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma nasce a Vercelli nel 1477 e muore a Siena nel 1549: è quindi un piemontese di nascita che, da un certo punto in poi, lega gran parte della propria carriera al Senese. Il suo soprannome è anch'esso oggetto di letture diverse: secondo un'ipotesi piemontese, potrebbe essere una contrazione del popolare intercalare "su, 'nduma!" ("forza, andiamo").
La carriera dell'artista, ricostruita dalla mostra di Torino, attraversa tre poli geografici: il Piemonte della formazione, il Senese degli affreschi, e Roma, dove Sodoma è approdato sotto la committenza di Agostino Chigi e ha lavorato a fianco di Raffaello.
"Alla conquista del Rinascimento": il titolo della mostra
Il sottotitolo dell'esposizione – Alla conquista del Rinascimento – inquadra bene il taglio scelto dai curatori. La mostra propone per la prima volta all'attenzione del pubblico la produzione iniziale del pittore, dalla quale emerge un'elaborazione frenetica delle diverse esperienze maturate dall'artista, che gli hanno permesso di sviluppare un linguaggio del tutto personale.
Le tappe di questa "conquista" sono ben individuabili:
- la formazione nella bottega di Giovanni Martino Spanzotti, uno dei maestri di area piemontese di fine Quattrocento;
- il passaggio agli affreschi di Sant'Anna in Camprena;
- il chiostro di Monteoliveto, nel Senese, con i grandi cicli ad affresco;
- le puntate romane, a fianco di Raffaello, sotto la committenza di Agostino Chigi.
Per ricostruire questo arco, la mostra mette in dialogo la produzione di Sodoma con quella dei suoi contemporanei di area piemontese e lombarda, e dedica particolare attenzione al Rinascimento centro-italiano, rappresentato da maestri come Pinturicchio, e agli scambi tra il Piemonte e il centro Italia.
Sette sezioni, oltre cinquanta opere
Il percorso espositivo si articola in sette sezioni. Accanto alle opere del Sodoma sono presentati lavori di altri artisti suoi contemporanei, con lo scopo di restituire al pubblico non solo la sua biografia, ma anche il contesto pittorico in cui l'autore vercellese si è formato e ha lavorato.
Tra le opere chiave esposte figurano:
- Cristo morto sorretto da quattro angeli (1500 circa), olio su tavola, dall'Arciconfraternita di Santa Maria dell'Orto di Roma;
- Allegoria dell'Amor Celeste (1503-1504 circa), olio su tavola, dalla Collezione Chigi Saracini / Banca Monte dei Paschi di Siena;
- la Madonna col Bambino di Francesco Galli detto Francesco Napoletano (1495 circa), olio su tavola, dalla Pinacoteca di Brera di Milano, presente come termine di confronto con la pittura lombarda di fine Quattrocento.
I prestiti: dall'Italia al Musée Jacquemart-André
Le opere arrivano a Torino da una rete di istituzioni di rilievo. Tra i prestatori figurano l'Accademia Carrara di Bergamo, il Museo Civico e Gipsoteca Bistolfi di Casale Monferrato, la Pinacoteca di Brera di Milano, i Musei Civici di Pavia, la Fondazione Guglielmo Giordano, e – sul fronte internazionale – il Musée Jacquemart-André di Parigi.
Una lista che dà l'idea della portata dell'operazione: la mostra non è una semplice raccolta torinese di pezzi disponibili, ma una vera ricostruzione filologica del primo Sodoma, costruita attraverso prestiti mirati.
I capolavori della maturità
Il percorso si conclude con alcuni capolavori della piena maturità dell'artista vercellese. Tra le opere chiave di chiusura figurano:
- Sacra Famiglia con San Giovannino e un angelo, tondo dal Museo Borgogna di Vercelli, città natale del pittore;
- La Morte di Lucrezia, dalla Galleria Sabauda di Torino.
Due opere che, lette in coda al percorso, restituiscono la cifra raggiunta dal Sodoma dopo gli anni di formazione e di esperimenti.
Il filmato sui cicli di affreschi
L'esposizione si chiude con un filmato realizzato per l'occasione, che illustra i principali cicli ad affresco del Sodoma, tra cui quelli di San Francesco, Sant'Anna in Camprena e del chiostro di Monteoliveto – opere fondamentali per comprendere l'evoluzione di un artista che ha lavorato non solo su tavola ma soprattutto sui muri delle grandi commesse senesi.
La voce del direttore del Museo
Tra i curatori c'è Luca Mana, che è anche direttore del Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto. Ha definito la mostra come una rassegna "fortemente voluta come Museo Accorsi-Ometto": un'affermazione che racconta bene la posizione di una piccola fondazione torinese che si è scelta una battaglia critica importante.
La "Domus Padi": una casa-museo nel cuore di Torino
La cornice che ospita la rassegna ha una storia a sé. Il Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto si trova in via Po 55, a Torino, all'interno della storica "Domus Padi", Casa di Po: un palazzo costruito nel 1616 dai Padri Antoniniani.
Da oltre vent'anni il museo racconta la storia della collezione di uno dei più importanti antiquari italiani del XX secolo, Pietro Accorsi (1891-1982), e di Giulio Ometto (1942-2019), suo erede spirituale e presidente della Fondazione fino al 2009. Nelle sue 25 sale custodisce oltre 3.000 oggetti databili dal 1300 al 1900, e due capolavori assoluti come il doppio corpo e il cassettone di Pietro Piffetti. Il biglietto della mostra comprende la visita all'intera collezione permanente: per chi non conosce ancora il museo, è anche un'occasione per scoprirlo.

Informazioni utili per la visita
Mostra: Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma. Alla conquista del Rinascimento
Sede: Fondazione Accorsi-Ometto – Museo di Arti Decorative, via Po 55, Torino
Periodo: dal 31 marzo al 6 settembre 2026
Orari:
- martedì, mercoledì e venerdì: 10.00 – 18.00
- giovedì: 10.00 – 20.00
- sabato, domenica e festivi: 10.00 – 19.00
- lunedì chiuso
- la biglietteria chiude trenta minuti prima dell'orario di chiusura
Biglietti (biglietto unico, comprensivo dell'ingresso al Museo):
- intero: € 14,00
- ridotto: € 12,00 (dai 19 ai 26 anni; over 65)
- ridotto: € 10,00 (dagli 11 ai 18 anni; convenzioni)
- ridotto: € 6,00 (insegnanti)
- gratuito: fino a 10 anni, possessori Abbonamento Musei e Torino + Piemonte Card, possessori tessera ICOM, persone con disabilità più un accompagnatore, giornalisti
A cura di: Serena D'Italia, Luca Mana, Vittorio Natale
Comitato scientifico: Roberto Bartalini, Francesco Frangi, Edoardo Villata
Sito ufficiale: www.fondazioneaccorsi-ometto.it
Informazioni: info@fondazioneaccorsi-ometto.it
